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Il lavoro occasionale in regola con il fisco

Quando parliamo delle collaborazioni occasionali, dobbiamo partire dal dato giuridico quale punto di partenza fondamentale. E’ il Codice Civile a risponderci, ai sensi dell’art. 2222 che disciplina il contratto d’opera, infatti, “si può definire lavoratore autonomo occasionale chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente ed in via del tutto occasionale”.

La collaborazione occasionale è molto richiesta, soprattutto nei casi di lavori tramite internet (articolisti, web-designer, programmatori, esperti di marketing ed e-commerce) o part-time (un esempio tra tutti i part-time universitari da 150 ore) e non dura più di un anno col medesimo committente.

Si usa quando non si ha la partita IVA, sebbene vi siano alcune eccezioni che poi vedremo, e non è necessario un contratto, bensì basta una semplice lettera di assunzione. E’, infatti, la forma più semplice nel lavoro autonomo. Non vi sono vincoli formali e burocratici per la stipulazione. Caratteristica predominante è, poi, l’assenza totale di vincoli di subordinazione e degli obblighi di lavoro nei confronti del committente.

Essa è, quindi, un’attività lavorativa caratterizzata dall’assenza di requisiti quali: abitualità, professionalità, continuità e coordinazione.

Ma entriamo meglio nell’argomento, quali figure non rientrano sotto la prestazione occasionale?



Limite fondamentale è dato da ciò che il lavoratore può percepire quale somma dei compensi totali percepiti entro l’anno, ovvero 5.000 euro. Se, quindi, tale somma non supera la soglia prevista, il prestatore di lavoro occasionale sarà esente dagli obblighi contributivi e fiscali.

Un ulteriore limite è rappresentato dalla durata della collaborazione, che se risulta maggiore di 30 giorni necessiterà dell’interessamento dell’Inps.

Come si compila la ricevuta per prestazioni occasionali? Scopriamolo assieme.

Vanno inseriti dati anagrafici, codice fiscale, luogo, data della prestazione, numero progressivo della ricevuta.

Sarà necessaria una marca da bollo di 1.81 euro nel caso in cui il compenso superi le 77.47 euro. Non lo sarà, invece, per importi inferiori.

Va, poi, allegata una copia del proprio documento d’identità. Bisogna indicare, inoltre, l’importo lordo della prestazione, dedurre poi la ritenuta di acconto del 20%. Tali percentuali si possono scaricare direttamente dalla dichiarazione dei redditi.

Anche colui che possiede una partita IVA può effettuare una prestazione occasionale, purché questa non riguardi la sua abituale attività lavorativa.

Cosa accade invece se si superano i 5.000 euro? Bisognerà, allora, versare i contributi relativi all’eccedenza e iscriversi alla Gestione Separata dell’Inps. Oltre al codice fiscale, in questo caso sarà necessario un pin di accesso che si può richiedere comodamente sul sito dell’Inps.

Come si versano i contributi? Per i 2/3 sarà il committente a versarli, mentre per 1/3 sarà il prestatore. I contributi vanno dedotti dai compensi insieme alla ritenuta d’acconto.

La ritenuta d’acconto, non è altro che, ciò che il Fisco chiede quale sorta di anticipo delle cifre che saranno poi guadagnate nel corso della prestazione. Le ritenute vengono detratte dai compensi e versate dai titolari di partita Iva.

Per poter inserire in modo corretto l’ammontare delle ritenute d’acconto, vi ricordiamo che è obbligo del datore di lavoro fornire la certificazione dei compensi.

Si tratta di un documento che riepiloga tutti i compensi e le ritenute che ha versato quest’ultimo.



Alcuni siti per intraprendere un lavoro autonomo

www.thotelt.it/aprire_un_agriturismo.html: alcune informazioni su come aprire un agriturismo. Dubbi, problemi e certificazioni spiegati in 7 semplici punti.

www.comeaprireunbar.com/come_aprire_un_bar.html: tutto sull'apertura di un bar, dalle pratiche più noiose ai possibili ricavi.

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