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Il lavoro sommerso in Italia

Il fenomeno del LAVORO SOMMERSO IN ITALIA affonda le sue radici lontano nel tempo, esso è caratterizzato da condizioni di lavoro non idonee alle leggi che regolano la materia, sia dal punto di vista della sicurezza sul lavoro che dal punto di vista della regolarità contrattuale della prestazione lavorativa, contribuendo così ad alimentare l'evasione fiscale. Si parla, in genere, di lavoro "nero" per indicare quel fenomeno in cui l'irregolarità delle prestazioni è totale, ossia l'attività viene retribuita, ma non dichiarata alle autorità pubbliche, mentre si parla di lavoro "grigio" quando le irregolarità sono marginali e per lo più corrispondono a considerazioni di convenienza, come ad esempio l'occultamento di forme di contratto a tempo pieno attraverso l'utilizzo di contratti atipici (a progetto ecc.).

Secondo ricerche realizzate dall'ISTAT, l'economia sommersa del nostro paese nella sua interezza (quindi iglobando il lavoro sommerso e i fenomeni legati all'evasione fiscale) è stimabile fra il 17% e il 21% dell'intero PIL nazionale, ciò rende bene l'idea delle pesanti ripercussioni che tale fenomeno ha sulla ricchezza nazionale. Il problema è dunque fortemente presente nel nostro territorio, ma non in maniera uniforme, esistono infatti marcate differenze fra Sud e Centro Nord: in regioni come la Calabria, la Sicilia, la Puglia e la Campania, il lavoro sommerso tocca punte del 40-50% del PIL regionale, mentre in altre regioni come l'Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige, il Lazio e la Lombardia il fenomeno, pur essendo sempre presente, ha dei numeri molto meno rilevanti (circa il 10%).

Per ciò che concerne la distribuzione e l'incidenza del lavoro sommerso nel nostro sistema economico emerge come alcuni settori e professioni siano maggiormente esposte al rischio. Infatti, settori tradizionali come l'agricoltura, l'edilizia, la ristorazione e i servizi sia domestici che alle imprese, ne sono particolarmente interessati, ciò per 2 ragioni sostanziali:

1- l'elevata intensità del lavoro;
2- l'ampio ricorso a forme di sub-fornitura, in particolar modo laddove i controlli sono più complessi a causa della stagionalità dei rapporti di lavoro e dell'elevato turnover del personale.

Negli ultimi anni, tuttavia, il lavoro nero è aumentato considerevolmente anche nella cosidetta "economia flessibile", ossia in quei lavori in cui l'utilizzo della tecnologia rende più complesso il controllo e la scoperta delle irregolarità. In quest'ultimo gruppo di lavoratori rientrano principalmente i giovani, i quali essendo ai primi approcci con il mondo del lavoro si trovano in una posizione di debolezza contrattuale.

Quando si analizza il lavoro sommerso bisogna anche tener conto del suo rilevante legame con il fenomeno dell'immigrazione, infatti spesso per gli immigrati questa è l'unica possibilità di sostentamento e può facilmente trasformarsi in forme di sfruttamento lavorativo. Inoltre gli immigrati sono maggiormente inclini a ricoprire impieghi scarsamente specializzati, precari e logoranti oltremodo dal punto di vista fisico.

Ma quali SANZIONI rischia il datore di lavoro che fa lavorare i dipendenti in condizioni irregolari?

Innanzi tutto presupposto essenziale per l'adozione di una sanzione per il lavoro nero è l'assenza della comunicazione di assunzione al Centro per l'impiego. In questo caso il datore di lavoro è punito con una sanzione amministrativa compresa tra 1.500 e 12.000 euro per ciascun lavoratore irregolare, con una maggiorazione di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo realizzata. E' considerato reato anche l'omesso versamento delle ritenute previdenziali operate dal datore di lavoro sui compensi dei lavoratori dipendenti, a progetto e co.co.co., con conseguente applicazione di una multa fino a 1.032 euro, nonchè di una possibile pena fino ai 3 anni di reclusione. Oltre alle sanzioni, laddove vi sia un utilizzo di lavoratori non a norma, in misura pari o superiore al 20% del personale utilizzato sul posto di lavoro, il datore può essere colpito anche dal provvedimento di sospensione dell'attività imprenditoriale.

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